Restyling del sito web: come rifarlo senza perdere posizioni su Google

Restyling · Redirect 301 · SEO
Ardina Studio · Milano · Lettura: 7 minuti

Un restyling fa perdere posizioni su Google quando cambiano gli indirizzi delle pagine, spariscono contenuti che portavano visite o restano attive impostazioni pensate per la versione di prova. Con un elenco delle pagine da salvare, i redirect 301 e alcuni controlli dopo il lancio, il nuovo sito può ripartire da dove era arrivato il vecchio.

Rifare il sito è spesso la scelta giusta: la grafica invecchia, i servizi cambiano, il sito si legge male da telefono. Nel passaggio va però protetto il lavoro che il vecchio sito ha già fatto. Le posizioni su Google sono legate a pagine precise, con un indirizzo preciso: se quelle pagine cambiano senza un piano, per Google diventano pagine nuove, da valutare da capo.

Il nuovo sito eredita le posizioni del vecchio solo se Google riesce a capire dove si sono spostate le pagine.

Restyling o rifacimento:
cosa cambia per Google

Non tutti i lavori sul sito comportano lo stesso rischio. Conviene capire subito in quale caso ti trovi:

InterventoCosa cambiaRischio per la SEO
Restyling graficoColori, caratteri, impaginazione. Indirizzi e testi restano uguali.Basso, se restano i testi principali e i titoli delle pagine.
Nuova strutturaPagine unite, divise o eliminate, con nuovi indirizzi.Medio: ogni indirizzo che cambia richiede un redirect 301.
Cambio di piattaforma (migrazione)Il sito viene ricostruito con un altro sistema, e spesso cambiano gli indirizzi.Medio o alto: va controllato ogni indirizzo, uno per uno.
Cambio di dominioIl sito passa a un nuovo nome, per esempio da .it a .com.Alto: servono redirect completi e la segnalazione del cambio in Search Console.

Spesso un progetto li combina: nuova grafica, nuove pagine e nuova piattaforma insieme. In quel caso valgono tutti i controlli che seguono.

Prima di rifare il sito:
cosa salvare del vecchio

1. L'elenco completo delle pagine

Prima di disegnare il nuovo sito, raccogli tutti gli indirizzi esistenti: dalla sitemap, da Google Search Console e, per i siti più grandi, con uno strumento di scansione. Per ogni pagina annota indirizzo, titolo e descrizione.

2. Le pagine che portano visite

In Search Console, nel rapporto Prestazioni, ordina le pagine per clic negli ultimi dodici mesi. Quelle in cima sono le pagine da proteggere: il contenuto va mantenuto o migliorato, non riscritto da zero, e se possibile l'indirizzo non deve cambiare. Guarda anche quali pagine ricevono link da altri siti: quei link valgono solo finché portano a una pagina che esiste.

3. Una decisione per ogni pagina

Ogni pagina del vecchio sito ha una destinazione: resta uguale, confluisce in una pagina nuova più completa, oppure viene eliminata perché non serve più. Una pagina eliminata di proposito, senza un equivalente, può restituire un errore 404: va bene, purché nessun link interno porti ancora lì.

4. Titoli e descrizioni

Il titolo e la descrizione che compaiono su Google sono parte del motivo per cui una pagina viene cliccata. Copiali prima di cambiare piattaforma: in un trasloco è facile perderli e ritrovarsi con titoli generici, uguali per tutte le pagine.

Il redirect 301:
cos'è e come usarlo bene

Un redirect 301 è un reindirizzamento permanente: chi apre il vecchio indirizzo, persona o motore di ricerca, viene portato automaticamente a quello nuovo. Per Google è il segnale che la pagina si è spostata in modo definitivo, e gli permette di attribuire al nuovo indirizzo quanto aveva riconosciuto al vecchio.

La parte centrale del lavoro è la mappa dei redirect: una tabella con due colonne, vecchio indirizzo e nuovo indirizzo, riga per riga. Queste sono le regole che seguo:

  • Ogni vecchia pagina verso la nuova più simile per contenuto, non verso la home. Se molti indirizzi finiscono tutti sulla home, Google può trattarli come pagine non trovate.
  • Un solo passaggio: dal vecchio indirizzo direttamente al nuovo, senza catene che passano per indirizzi intermedi.
  • Redirect permanenti (301), non temporanei (302), quando lo spostamento è definitivo.
  • Redirect attivi a lungo: Google consiglia di mantenerli almeno un anno. Se possibile, conviene non toglierli mai.
  • Link interni aggiornati: menu e testi devono puntare direttamente ai nuovi indirizzi, senza passare dai redirect.

Sul mio sito, quando alcune pagine hanno cambiato indirizzo o sono state assorbite da altre, ogni vecchio indirizzo è stato reindirizzato alla pagina nuova più vicina per contenuto. Chi arriva da un vecchio link trova quello che cercava, e Google sa dove guardare.

Durante il restyling:
la versione di prova

Il nuovo sito si prepara di solito in una versione di prova, nascosta a Google con un noindex o una password. È corretto: evita che due versioni dello stesso sito compaiano insieme. Mentre lavori sulla versione di prova, controlla che:

  • i testi delle pagine che portano visite siano rimasti, anche se impaginati in modo diverso;
  • ogni pagina abbia un titolo e una descrizione propri, e un titolo principale chiaro;
  • i dati strutturati del vecchio sito, come dati dell'attività e domande frequenti, siano stati ricreati;
  • le immagini abbiano un testo alternativo e un peso ragionevole;
  • il sito funzioni bene da telefono, perché Google valuta soprattutto la versione mobile.

Il giorno del lancio:
i controlli da fare subito

  • Togliere il noindex o la password della versione di prova. È un passaggio facile da dimenticare.
  • Attivare i redirect e provarne un campione, partendo dalle pagine con più visite.
  • Inviare la nuova sitemap in Search Console.
  • Chiedere l'indicizzazione della home e delle pagine principali con il Controllo URL.
  • Se è cambiato il dominio, usare lo strumento Cambio di indirizzo di Search Console.
  • Verificare moduli di contatto e statistiche, che a volte smettono di funzionare nel passaggio.

Dopo il lancio:
cosa aspettarsi e cosa controllare

Nelle prime settimane qualche oscillazione è normale: Google deve leggere i nuovi indirizzi e collegarli ai vecchi. Per un sito di piccole o medie dimensioni servono di solito alcune settimane; per i siti più grandi, anche di più. Io controllo in tre momenti:

  • Dopo una settimana: errori 404 in Search Console, redirect che non funzionano, pagine indicizzate.
  • Dopo un mese: clic e impressioni delle pagine principali, confrontati con il mese prima del lancio e, per le attività stagionali, con lo stesso mese dell'anno precedente.
  • Dopo tre mesi: posizione media per le ricerche che contano e pagine non ancora indicizzate.

Se una pagina importante ha perso molto, la causa di solito si trova: un redirect sbagliato, un testo tagliato, un titolo cambiato. Per questo conviene confrontare i dati pagina per pagina, non solo il totale del sito. Se il problema è che le pagine nuove non compaiono affatto, trovi i controlli da fare nell'articolo sull'indicizzazione su Google.

La lista di controllo
in sintesi

QuandoCosa fare
PrimaElenco delle pagine, pagine con più clic e link, decisione su ogni pagina, copia di titoli e descrizioni.
DuranteMappa dei redirect, testi principali mantenuti, dati strutturati, versione mobile.
Al lancioNoindex tolto, redirect attivi e provati, sitemap inviata, indicizzazione delle pagine principali.
DopoControlli a una settimana, un mese e tre mesi, con confronto pagina per pagina.

Se stai valutando un restyling, chiedi che la mappa dei redirect e i controlli dopo il lancio siano compresi nel preventivo: ne parlo anche nell'articolo su quanto costa un sito web a Milano. Dopo il lancio il lavoro continua con la gestione del sito: aggiornamenti, controlli e piccole correzioni nel tempo.

Domande frequenti

Il restyling di un sito fa perdere posizioni su Google?

Non necessariamente. Se gli indirizzi restano uguali e i testi principali vengono mantenuti, un restyling grafico ha di solito un effetto limitato. Le perdite arrivano quando cambiano gli indirizzi senza redirect, spariscono pagine che portavano visite o resta attivo il noindex della versione di prova.

Ogni quanto conviene rifare un sito web?

Non c'è una scadenza fissa. Conviene intervenire quando il sito non rappresenta più l'attività, si usa male da telefono, è lento o è diventato difficile da aggiornare. Spesso basta un restyling; un rifacimento completo serve quando cambiano struttura, servizi o piattaforma.

La migrazione a una nuova piattaforma fa perdere visibilità?

Non se è pianificata: con una mappa completa dei redirect 301, i testi principali mantenuti e i controlli dopo il lancio. Qualche settimana di assestamento è normale. Un calo che dura nel tempo di solito ha una causa che si può individuare e correggere.

Per quanto tempo vanno mantenuti i redirect 301?

Google consiglia di mantenerli almeno un anno. Se possibile, conviene non toglierli mai: link da altri siti e segnalibri continuano a puntare ai vecchi indirizzi anche per anni.

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La prima consulenza è gratuita. In circa 45 minuti guardiamo insieme quali pagine del sito attuale portano visite e cosa va salvato nel passaggio.

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